Le gambe gonfie e le false flebiti

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    Ultimo aggiornamento: 31 ottobre, 2009

     LE GAMBE GONFIE E LE FALSE FLEBITI

     
    La Flebologia e la Linfologia sono materie estremamente ampie e complesse, ma scarsamente trattate nei corsi di laurea e nella maggior parte delle scuole di specializzazione.
    I Medici vengono quindi formati con conoscenze incomplete ed accade perciò di frequente che vengano emesse facili diagnosi cliniche di “flebite” di fronte a gambe gonfie, arrossate e talvolta ulcerate.
     
    LE GAMBE GONFIE
    Le principali cause di gamba gonfia sono molteplici e vanno dall’esito traumatico, come una semplice contusione seguita da una voluminosa cicatrice del tessuto sottocutaneo, all’insufficienza cardiaca, renale, nutrizionale, i tumori muscolari ed ossei fino alle più comuni insufficienze venose e linfatiche
     
    LE FLEBITI VERE
    Le flebiti vere sono infiammazioni acute delle vene superficiali, già varicose o ancora sane, nelle quali si aggrega contemporaneamente un trombo (sangue coagulato) e la vena malata si presenta rossa, ingrossata, dura e dolente. Se non viene curata tempestivamente la tendenza è verso l’estensione in superficie ed in profondità (nelle vene profonde) ed il pericolo di complicazioni come le trombosi profonde e le embolie polmonari aumenta. Quando ciò accade la gamba si gonfia uniformemente ed i rimedi improvvisati, cioè non preceduti da una diagnosi specialistica, come i farmaci diuretici, antibiotici ed il riposo a letto non risolvono la complicazione. Sono necessari invece farmaci anticoagulanti, compressione elastica con calze o bendaggi, ed, al contrario di quanto comunemente ritenuto, è indispensabile una vivace mobilizzazione dell’arto (il paziente deve camminare molto). Raramente, nei casi più resistenti e a rischio evolutivo, è opportuno l’intervento chirurgico d’urgenza.
     
    LE LINFANGITI ACUTE
    A fianco delle flebiti vere esistono quadri abbastanza simili ed ugualmente pericolosi, anche se in modo diverso, che sono le linfangiti acute: infiammazioni acute dei vasi linfatici e delle ghiandole linfatiche. Queste sono complicazioni generalmente infettive, causate da piccole ferite, punture di insetto o di piante, aggravate dal grattamento, di preesistenti linfedemi cronici (gonfiori linfatici). La gamba di un linfedema cronico tende a sgonfiarsi con il riposo ed a gonfiarsi la sera, dopo una giornata di attività o di prolungata posizione in piedi prolungata. Quando viene colpita dall’infezione si arrossa diffusamente, nei casi più gravi la pelle assume l’aspetto di “buccia d’arancia”, il gonfiore aumenta, compaiono dolore e febbre, spesso la sera e con brividi. e magari può anche provocare una flebite infettiva che aggrava ulteriormente il quadro clinico ed il rischio.Nei casi più avanzati e trascurati si formano ulcere acute della pelle ed il rischio è di una setticemia che può divenire anche fatale.
    Paradossalmente queste forme erano ben note fino all’inizio del secolo scorso soprattutto nelle campagne, dove le infezioni della pelle erano più frequenti, ed esisteva un’importante esperienza ed attenzione popolare per la loro pericolosità. Il nome comune era quello di “erisipela”. Il paradosso è rappresentato dal fatto che oggi l’industrializzazione dell’agricoltura e la maggiore sensibilità dei pazienti verso qualunque forma di malattia hanno reso più rara la malattia e più frequente la richiesta di assistenza nelle sue fasi iniziali. Tale richiesta giunge così ai Medici non sempre preparati ad individuare prontamente la malattia e con una certa facilità viene emessa una diagnosi clinica di “flebite”: la “falsa flebite”. Il paziente viene perciò inondato di farmaci e pomate per le vene e di anticoagulanti che non risolvono, anzi permettono alla complicazione di evolversi.
    Questi casi devono essere esaminati da specialisti, sottoposti ad esami appropriati per la ricerca dell’agente infettante e la ricerca dell’antibiotico più efficace. Insieme a tali provvedimenti d’urgenza sono necessari il riposo a letto con la gamba in scarico (su due cuscini più alta del cuore), frequenti lavaggi della pelle con disinfettanti non irritanti, pomate antibiotiche, impacchi ipotonici prolungati (anche con semplice acqua bollita). Durante il periodo dell’immobilizzazione è opportuno associare una profilassi della trombosi venosa con blande dosi di anticoagulanti.
    Quando, dopo alcuni giorni, il quadro acuto è risolto il paziente può essere alzato proteggendo la gamba dal gonfiore con bendaggi o calze elastiche terapeutiche e successivamente deve essere iniziato un trattamento fisico del gonfiore della gamba con compressione manuale o meccanica, bendaggi medicati, calze elastiche e ginnastica appropriata.
    La stabilità dei risultati è legata principalmente all’entità del linfedema preesistente ed all’impegno Medico-paziente nel lungo percorso di cura che deve comprendere anche un controllo del peso corporeo (l’obesità rappresenta un rilevante fattore di rischio ed aggravante). La soluzione definitiva non è frequente ed è talvolta prevedibile soltanto nei casi trattati con la maggiore “ostinazione”. Ciò significa che nessuna correzione delle varie componenti causali possono essere trascurate.
    (per approfondimenti visitare il sito www.vene-linfatici.it).
     
     
     
     
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